commento a: http://alboino.blogspot.com/2008/11/il-gattopardo-tomasi-di-lampedusa_12.html
ciao. ho appena finito di leggere in gattopardo e stavo girando in rete per vedere cosa ne pensava la gente. (ma posto sul mio blog perchè il commento non ha abbastanza caratteri) complimenti per la lunghezza del post, ma vorrei dirvi che io ho letto altro nel libro, e se vi va di ripensarci o di rileggerlo mi dite se secondo voi ha senso.
come scrivete, salina è completamente disilluso dal cambio di potere, come è stato per tutta la nobiltà d'europa quando il ceto mercantile-futura borghesia si è messa al potere. quello che stava succedendo in italia e in sicilia all'epoca dell'unificazione è esattamente questo (@anonimo 1: non è che I Barbari fa dietrologia, è storia..berlusconi è uno dei possibili derivati di don calogero..quello meno culturalmente evoluto forse, o quello meno lungimirante, o quello che vuoi)
però non credo che salina sia un reazionario. è un cinico totale, un disilluso, che sostiene che il vento sia necessario per smuovere l'acquitrino di oggi, ma porterà solo malaria: intendendo che vecchio e nuovo sono tendenzialmente la stessa merda. lampedusa è molto focalizzato in trovare le somiglianze tra i personaggi e i loro approcci alla vita, al potere, alla roba come direbbe verga. nonostante la loro estrazione sociale, ricchi e poveri, nobili e contadini si sposano, si relazionano, si odiano, si alleano, in funzione di doti, possedimenti, scambi, oliveti, denaro. tomasi di lampedusa, attraverso salina, riconosce questa situazione come una condizione comune a tutti i suoi personaggi. e uscendo dalla sicilia, e contestualizzando la narrativa nel periodo dell'unificazione, lampedusa mostra come anche il nuovo assetto politico sia basato sull'avidità e la cupidigia-con la differenza che ora coloro che hanno ottenuto il diritto ad avere accesso alla "roba" più facilmente (borghesia, con libero mercato, proprietà privata, ecc)se la terranno anche più stretta, perchè la roba pro capite è meno, e quindi loro sono più avidi dei nobili che avevano così tanto, che a volte si concedevano anche il lusso di fare le elemosina.
se si legge il gattopardo prestando attenzione a tutte le somiglianze che lampedusa scava e porta alla luce di continuo, si legge un romanzo che è storico perchè ha dei contenuti che risuonano verità sia per l'epoca che si chiudeva che per quella che si apriva, che per i giorni nostri.
l'insistenza sulla morte non è cupa, è piuttosto cinica e rassegnata, e la morte è consolatoria perchè, per come l'ho intesa io, aiuta un razionale come salina a spiegare razionalmente l'irrazionale difficoltà della vita dell'uomo, bestia presumibilmente intelligente: lampedusa scrive ad un certo punto "chi potrebbe maledire chi ha la certezza di morire?" che significa, l'egoismo umano è una strategia di sopravvivenza più facile e più immediata di qualsiasi altra, per il poco tempo che abbiamo per vivere. questo è quello che accomuna tutti i personaggi di lampedusa: il compromesso più immediato, anche se si tratta di vivere nella merda-non è una situazione comune a molti? ne come singole persone ne come società abbiamo delle strategie di vita molto sostenibili o lungimiranti o rilassanti o che fanno bene alla salute mentale..ovviamete, le differenze sociali fanno sì che "vivere nella merda" assuma sensi diversi in ambienti diversi: ad esempio, nel libro
-per i nobili vivere nella merda può essere dover bandire l'amore in virtù della conservazione del patrimonio (matrimoni di convenienza), del nome della famiglia(uomini vanno con le donne di piacere quando sono stufi del matrimonio; donne diventano isteriche perchè vivono una vita nella repressione più totale dei sensi, a meno che non siano fortunate come angelica da essere nate nel momento e nel corpo giusto), ecc
- i contadini vivono nella merda perchè sono troppo occupati a sopravvivere per produrre le briciole che gli concedono i nobili, dopo che essi stessi hanno prodotto. ma così vanno le cose, così devono andare
lampedusa dice anche, attraverso salina, che la sicilia non ha mai voluto cambiare perchè si sente perfetta e non accetta consigli. dice pure che la sicilia è sempre stata occupata e non si è mai autodeterminata. non sono siciliana non ne so nulla, mi sono fatta solo l'idea che una storia di occupazioni probabilmente porta ad un debolissimo ceto autoctnono che non può sviluppare altro che strategie di autodifesa e di adattamento immediato, scegliere la merda minore, sempre però orientata attorno all'accaparrare più roba. e fuori dalla sicilia è la stessa cosa, solo che ci sono anche esempi di vita comunitaria che in sicilia non si sono mai potuti sperimentare (immagino io) per mancanza di occasione o di volontà o di tempo o di contingenze storiche adatte insomma. ovviamente, le nobilità occupanti non hanno mai pensato a niente di tutto ciò (il feudalesimo non è comunitario), e quindi al massimo ci sono state le famiglie di picciotti. mafiosi, feudatari insomma. fuori dalla sicilia, stessa cosa, ma con partita iva.
un'altra cosa che vale la pena notare è la parentesi che lampedusa fa sui libri e la cultura. da cosmopolita viaggiatore non è un reazionario culturalmente conservatore, anzi, è aperto e recettivo a cosa succede fuori dalla sicilia. quindi non è casuale la scenetta di lettura in famiglia che aggiunge alla sua narrazione: in questa scena si dicono cose importanti, come 1) la censura impediva alla maggior parte delle idee europee di entrare in sicilia: impossibile avere degli intellettuali, figuriamoci un popolo con spirito critico (nb: la saggezza popolare, almeno nel caso del gattopardo, è mirata alla sopravvivenza in un sistema oppressivo che viene dall'alto, quindi può fare poco in termini di rivoluzione...non ha tempo per elaborare idee, schiacciata com'è dalla necessità di produrre un buon senso adatto alla sopravvivenza di base); 2) la censura esisteva anche detro la famiglia dei nobili, il principe legge solo cose "edificanti" (mirate al mantenimento dello status quo, con donne sottomesse e quantaltro). in sostanza, quello che sembra fosse mancato alla sicilia (e non solo, è un problema nazionale, non a caso!) è una discussione della gente sulla gente attraverso la cultura (che non sono mostre impressioniste o biennale di venezia, ma testi o quadri o rappresentazioni teatrali ecc in cui la gente possa rispecchiarsi e immaginarsi in situazioni diverse, possa pensare insomma). salina è connivente con questa situazione, non fa niente per migliorarla, è un uomo di scienza ma ha abdicato (o non ha mai preso in considerazione) alla possibilità di usare la sua scienza o supposta razionalità per migliorare le condizioni del popolo; tomasi di lampedusa condanna l'operato di salina, ma lo contestualizza anche storicamente suggerendone l'inevitabilità. per questo il suo personaggio è così tormentato.
e non credo che lampedusa sia molto un reazionario...sicuro non è un rivoluzionario, ma solo perchè è troppo nichilista e scettico per darsi il disturbo di diventarlo. come fa dire al principe in uno dei momenti in cui probabilmente ci si identifica di più: io sono senza illusioni, cosa se ne farebbe il senato di un uomo privo della facoltà di auto-illudersi, necessaria a chiunque voglia guidare gli altri?
molto cinico mh o molto realista boh?
e.