Ho sentito l’attacco di una ex-schiava, fuggita da una
piantagione; la schiava lanciava questo attacco a due diversi obiettivi: il padrone; e
lo schiavo domestico, che non difende il servo della gleba dal padrone perché il
padrone concede allo schiavo domestico uno stile di vita apparentemente accettabile.
Naturalmente, la ex-schiava diffidava di tutti, ma detestava più ancora del padrone lo schiavo
domestico, inconsapevole ma giudicatore, libero ma venduto. Infatti, lo schiavo domestico era per lei non
salvabile, ma nemmeno riducibile a un vero nemico. Quindi, per l’ex-schiava lo
schiavo domestico era un incubo incomprensibile.
l’appello che faccio alla feccia che occhieggia attraverso
il cancello guardandomi fuori dal dentro è che sento che fuori sto meglio da
sola difesa da ogni pretesa di falsa passione a cui preferisco l’opzione di creare e covare il mio bene, che forse conviene più che aspettare la poca fiducia che vi voglio dare. Rimango delusa soltanto dal pianto del mio stesso senso di fallimento
quando mi pento di essere dura con l’unica parte di me che cura il rispetto per
il sorriso bastardo di un volto sacro e codardo che ha venduto il suo naso a
stronzate narrate a un cervello sedato e seduto sul proprio fiuto dimenticato. Mi
mangio un cenno del tuo senno preferendo l’orrendo piacere di credere che sia
meglio desistere e resistere su una scala più generale dove mi faccio male per
scelta personale accettando che mi consideri stronza chi conosce la mia testa meno
di quanto realizzi lo stato impostato del suo vivere colonizzato. La merda che
prendo da chi ha avuto il mio tempo a suo uso e consumo è solo un abuso confuso
di forza che scuote la scorza dura da cui si dibatte chi ha piacere ad avere
paura immobile nel guscio fragile e masochista dello schiavista succube. Decisa che non
avevo niente da perdere a morire, mi prendo il lusso di temere che vivere sia
una scelta tra lottare e tacere spaventandomi in ogni momento di dire meno di
quello che penso per quanto sia denso il livello di stronzate che tu vuoi
sentire in queste frasi rimate. Mentre mi guardi ridendo da dentro il cancello ti
mollo il fardello di concretizzare quanto infame è la tua rabbia da uccello in
gabbia.
L’ex-schiava inoltre sosteneva che queste rime di sfida e di
sfiducia fossero state anche ispirate dall’atroce abbandono subito dal suo
amante che, rimasto nella piantagione, la aveva ipocritamente e vigliaccamente accusata di
tradimento e di abbandono.