venerdì 31 agosto 2012

L'attacco della ex-schiava


Ho sentito l’attacco di una ex-schiava, fuggita da una piantagione; la schiava lanciava questo attacco a due diversi obiettivi: il padrone; e lo schiavo domestico, che non difende il servo della gleba dal padrone perché il padrone concede allo schiavo domestico uno stile di vita  apparentemente accettabile. Naturalmente, la ex-schiava diffidava di tutti, ma detestava più ancora del padrone lo schiavo domestico, inconsapevole ma giudicatore, libero ma venduto. Infatti, lo schiavo domestico era per lei non salvabile, ma nemmeno riducibile a un vero nemico. Quindi, per l’ex-schiava lo schiavo domestico era un incubo incomprensibile.


l’appello che faccio alla feccia che occhieggia attraverso il cancello guardandomi fuori dal dentro è che sento che fuori sto meglio da sola difesa da ogni pretesa di falsa passione a cui preferisco l’opzione di creare e covare il mio bene, che forse conviene più che aspettare la poca fiducia che vi voglio dare. Rimango delusa soltanto dal pianto del mio stesso senso di fallimento quando mi pento di essere dura con l’unica parte di me che cura il rispetto per il sorriso bastardo di un volto sacro e codardo che ha venduto il suo naso a stronzate narrate a un cervello sedato e seduto sul proprio fiuto dimenticato. Mi mangio un cenno del tuo senno preferendo l’orrendo piacere di credere che sia meglio desistere e resistere su una scala più generale dove mi faccio male per scelta personale accettando che mi consideri stronza chi conosce la mia testa meno di quanto realizzi lo stato impostato del suo vivere colonizzato. La merda che prendo da chi ha avuto il mio tempo a suo uso e consumo è solo un abuso confuso di forza che scuote la scorza dura da cui si dibatte chi ha piacere ad avere paura immobile nel guscio fragile e masochista dello schiavista succube. Decisa che non avevo niente da perdere a morire, mi prendo il lusso di temere che vivere sia una scelta tra lottare e tacere spaventandomi in ogni momento di dire meno di quello che penso per quanto sia denso il livello di stronzate che tu vuoi sentire in queste frasi rimate. Mentre mi guardi ridendo da dentro il cancello ti mollo il fardello di concretizzare quanto infame è la tua rabbia da uccello in gabbia.


L’ex-schiava inoltre sosteneva che queste rime di sfida e di sfiducia fossero state anche ispirate dall’atroce abbandono subito dal suo amante che, rimasto nella piantagione, la aveva ipocritamente e vigliaccamente accusata di tradimento e di abbandono.

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