Vorrei contribuire per quanto possibile alla panoramica che forse vi state facendo su Occupy Wall Street e in genere sulla situazione di "agitazione" da questa parte dell'oceano con alcune osservazioni su come la cosa è gestita dai media e come la cosa è gestita dai cittadini che ci stanno partecipando. Portate pazienza, post lungo, ma leggete.
In primo luogo, banalizzo il movimento per far presente a chi non lo sapesse di cosa si tratta, dicendo che OWT e le conseguenti occupazioni di altre città degli Stati Uniti sono partite come reazione alla constatazione che l'uno per cento degli americani controlla quello che il novantanove per cento della popolazione usa per vivere: soldi, lavoro, sanità, produzione di beni di consumo, istruzione, trasporti, beni immobiliari, eccetera. Tra alcuni, c'è una certa consapevolezza del fatto che questo novantanove per cento non è composto di soli cittadini americani, ma di base è composto dal resto del mondo che non partecipa alla torta corporativistica. Ma il movimento è comunque un movimento su scala nazionale, che inevitabilmente tocca dinamiche globali e quindi si accomuna ai movimenti di protesta che stanno attraversando da un po' più di tempo l'Europa (non posso parlare di altre parti del mondo perchè sono troppo ignorante in merito).
Dal momento che le banche si stanno facendo particolarmente prepotenti nelle loro decisioni (per esempio, pare che caricheranno un 5 dollari al mese per gente con deposito bancario inferiore ad un certo tot), e dal momento che la gente anche qui sta uscendo dall'università e sta iniziando a non trovare lavoro, ma ha un debito impressionante di student loans sulle spalle, e dal momento che i non medio-borghesi hanno problemi a trovare lavoro da 60 anni a questa parte, e dal momento che insomma, la classe media americana si è svegliata sul fatto che l'economia nazionale non è un'economia sostenibile, si è finalmente scesi tutti in piazza.
Il movimento è caratterizzato da una forte trasversalità e democrazia partecipativa, assemblee generali quotidiane mettono assieme l'operato di sottogruppi spontanei che si occupano o di questioni pratiche legate all'occupazione (sicurezza, cibo, media, relazioni con sbi**i, eccetera) o di questioni pratiche legate alla protesta. e su questo sono estremamente pragmatici: economisti, legali, storici, lavoratori, studenti, chiunque per il proprio ambito e la propria esperienza condivide le proprie conoscienze, fa proposte, critica proposte, rifiuta o accetta proposte, decide, e comunica alla piazza. Evidentemente il cuore del movimento sta qui, e qui sta la sfida alla sopravvivenza e alla credibilità del movimento stesso, che deve confrontarsi con un'opinione pubblica sempre più interessata, ma delicata da convincere, perchè se la piazza è pragmatica, l'opinione pubblica lo è di più.
E qui sta anche il cuore dell'intera questione ideologica, per quanto mi riguarda. Le ragioni che hanno spinto la gente in piazza e che la tengono in piazza sono comuni fino ad un certo punto. E chi ha le idee più radicali, ora, deve venderle bene: nel senso, deve far capire che idee che all'americano medio sembrano radicali, di fatto sono tali solo perchè il linguaggio si usa in un certo modo. Il linguaggio che forma la nostra quotidianità è quello per cui è
normale aspettarsi che se si cerca un lavoro, bisogna andarlo a chiedere a qualcuno. Lo stesso linguaggio, definisce
normale dover accettare che l'inflazione sul prezzo dei beni di prima necessità non sia accompagnata da un'inflazione del potere d'acquisto degli stipendi o dei salari. Ancora, il linguaggio definisce
normale affidare la propria rappresentanza politica a gente che non si sa chi sia e non si sa cosa faccia. Un ultimo esempio tra i mille che si potrebbero fare, è quello per cui il linguaggio definisce
normale il rapporto produttore-consumatore, in cui il produttore controlla materie prime, mezzi di produzione, e budget per produrre, ed il consumatore non solo di fatto PRODUCE i prodotti per il produttore che ci guadagna, ma li CONSUMA pure, facendo guadagnare il produttore doppiamente. E andando a chiedergli da lavorare.
Lo stesso linguaggio quotidiano, definisce
radicale qualsiasi proposta o stile di vita che suggerisca una dinamica diversa tra produttore e consumatore. Per esempio, è
radicale pensare che il produttore arricchito grazie al consumatore, dovrebbe condividere con il consumatore i soldi che ha guadagnato grazie ad esso. Questa pratica viene definita dal linguaggio comune
elemosina (o
comunismo, ma già definirla così sottintende riconoscere al lavoratore il sudore che suda), termine che implica che chi chiede una redistribuzione della ricchezza in realtà è un fannullone che vuole arricchirsi alle spalle di chi lavora (la vedete dell'ironia in questo? la chiamo ironia per non chiamarla presa per il culo, perchè il linguaggio conta). O, ancora, è
terribilmente radicale pensare che il cittadino dovrebbe sviluppare delle modalità di riappropriazione dei mezzi di produzione, attraverso pratiche di autosostentamento, autoformazione o condivisione dei saperi, riciclo, creazione, produzione casalinga, cooperative, mungitura autonoma delle mucche, occupazione di terreni o strutture sfitte, produzione casereccia di parrucche o qualsiasi altro esempio a caso vogliate pensare. Tutto ciò è talmente gravemente radicale che alcuni lo definiscono
anarchico, infondendoci una paura matta e facendoci venire voglia di ritornare in coda fuori da un'agenzia iterinale a cercare un qualsiasi lavoro da 4 euro l'ora.
Vorrei far presente che il linguaggio è stato colonizzato da un bel pezzo, più o meno da quando l'uomo ha iniziato a utilizzarlo.
Il linguaggio è un modo per fare e disfare la realtà, agli occhi propri e agli occhi degli altri, chi lo controlla ci controlla. E chi lo controlla si controlla. Sentire prima un cronista che, parlando dell'occupazione a Denver, si chiedeva come i cittadini potessero reagire al fatto che la piazza fosse piena di radicali, mi ha fatta intristire molto: questo perchè il burattino ha usato un modo molto semplice ed efficace per far storcere il naso alle tante persone che, essendo troppo occupate a guadagnarsi il pane quotidiano per badare alle sottigliezze linguistiche, finiranno così per non cagare e forse far morire un movimento che è li per essere aiutato, e per aiutare, a portare la nostra generazione fuori da una strada senza uscita. Lo spirito critico è di chi (come me!) se l'è potuto permettere, e tutti gli altri, ciao. Sopravvivenza alla meno peggio, e baciamo le mani al don di turno perchè ci da da lavorare. Come dice a volte mio padre, sono troppo stanco per ascoltare le tue menate ho bisogno di rilassarmi. E come dargli torto dopo 5 giorni su 7 di turni? (In realtà poi mi ascolta).
Un ultimo appunto. Qui su ad Harlem, è difficile far attechire il movimento. Perchè qui su ad Harlem, la gente ti dice: beh, che c'è di nuovo? Noi stiamo galleggiando nella merda da quando la schiavitù è stata abolita negli USA, perchè ora dovremmo supportare un movimento di bianchi che si trovano nella situazione in cui noi siamo da sempre? Premesso che sto banalizzando e che questo è solo un senso comune (e quindi in qualche modo gestibile) (spero), vorrei concludere facendo notare come i gerarchi della finanza, della ricchezza, dell'arrivismo sono arrivati a dividerci tutti per bene. Così che possiamo essere dannosi zero. Ma spero che gli americani si ricordino del Black Panther Movement, e che si rivolgano finalmente alle "minoranze d'America" (linguaggio infame) non per integrarle nell'esperienza fallimentare del capitalismo, ma per farsi insegnare strategie di lotta.
Amen.
ps.: consiglio di lettura consigliato da un valido consigliere:
Come guidare il default italiano | Global Project(non fatevi ingannare dalla presunta radicalità del sito ;) )