giovedì 27 ottobre 2011

Paul Goodman Changed My Life

mi piace il blog. mi fa credere di avere un pubblico sapendo di non averlo, è una sensazione stimolante e protettiva. mi libera e mi evita la pigrizia. qualsiasi critico direbbe che il mio concetto di blogosfera si sposa perfettamente con la mia asocialità selettiva, e che si tratta di una forma evidente di malessere interiore. i critici dicono sempre una marea di banalità, rischiando di sfiorare la figura di merda per non aver saputo trarre conclusioni valide da osservazioni ovvie. ci sono dei critici che vanno più a fondo delle ovvietà, ma poi hanno paura dei risultati che trovano e si rintanano in giochi di parole per portare avanti discussioni accademiche basate su sinonimi e argomenti viziati. la società nel frattempo ammuffisce e il giro di soldi è alto sopra le nostre teste, tanto che non riusciamo ad arrivarci.

un'altra ovvietà che direbbe un critico è che sono ossessionata dalla questione della critica. per forza, visto che sono una critica. in genere il critico medio mainstream simpatizzante per il libero mercato si sofferma ad osservare un'ossessione ma non la indaga, perchè indagarla porta in genere ad un risultato che mina lo status quo. ci sono dei critici che hanno una buona ragione per non essere dei veri critici, ma solo dei lavoratori della critica: la loro vita quotidiana. indugiare in pensieri e vaneggiamenti è uno dei sette peccati capitali; rende cinici e asociali, molto spesso frustrati, ancora più frequentemente pone problemi di coerenza, e generalmente si conclude o in forme di ipocrisia, o in forme di segregazione autoinflitta. in breve, critica e vita quotidiana tendono ad autoescludersi in virtù del compromesso a cui si scende per vivere bene.

perchè questo è il cuore della faccenda.

sono una bestia sociale, il mio istinto va verso la condivisione e nel frattempo va verso la critica. l'obiettivo è vivere bene, il compromesso è per ora fatto a discapito della condivisione. ci sto rimettendo ma in vista di un guadagno. peraltro, non potrei fare diversamente. sono immersa nella storia sporca degli stati uniti, e per ora mal sopporto chi fa i baccanali su terra occupata. non c'è moralismo ma c'è un forte giudizio in quello che scrivo e che penso, e presto farò un post sul razzismo, poi ne farò un'altro sugli slogan che ho fotografato il 15 ottobre, e questi saranno due esempi del perchè la mia critica mi tarpa le ali when it comes to be nice to people. and when it comes to go to parties or museums or dinners.

il blog è una buona mediazione per la condivisione. è una condivisione che c'è sempre potenzialmente, ma c'è di fatto solo se pubblicizzo, e per cosa pubblicizzo, e non necessariamente se pubblicizzo. non ho un pubblico preciso in testa, ma ho pur sempre un pubblico. più questo si definisce più la mia comunicazione si definisce. per ora sto parlando a me stessa principalmente, e al pubblico solo idealmente.

il diario segreto ha fatto il suo tempo. questa è l'epoca del blog non pubblicizzato aka quando il voyeurismo stimola (e non è cosa rara)

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