sono stanca di studiare non so cosa farmene. quello che vorrei farci è infattibile. sto perdendo tempo non sto vivendo, ho voglia di andare in spagna lavorare in un bar mantenermi come posso e smetterla di leggere nella gente atteggiamenti e mentalità. non c'è casualità in questi giorni ma c'è solo una noiosissima monotonia. la gente di ny mi rende agorafobica e mi mette in soggezione. li osservo spostarsi e li detesto. credo di sapere quello che pensano e mi annoiano, oltre che infastidirmi. mi urta che ny mi dia questa sensazione verso le persone. mi fa togliere eccitazione dalle cose per difendermi da non so che. forse dal loro stile di vita.
ci sono due ragazzi e due ragazze che hanno conquistato la mia fiducia saltuaria. a. è una californiana, se n'è tornata a denver da un po'. l'ho conosciuta mentre vendeva i suoi disegni a union square, e per qualche giorno ci siamo fumate un po'di canne assieme parlando di cose e guardando i nostri disegni e video su youtube. ha ventinove anni e vive vendendo quello che fa. a volte risponde a degli annunci su craigslist e fa credere a qualche sadico che lo ritrarrà dopo averlo frustato sul suo letto, e così riesce ad arrotondare meglio scroccandogli soldi "per la sola fatica di risponderti alla mail e pensare se ho del tempo libero per il tuo sporco disegno." cuce vestiti e ha ogni giorno un'uscita diversa con qualche ragazzetto o con qualche studente annoiato o con qualche guerriero urbano. accetta i complimenti e le avances con un'ingenuità e una pazienza che le invidio infinitamente, ogni volta che me ne parla le si illuminano gli occhi. mi è capitato di conoscere un piccolo tedesco che l'ha conquistata dicendole che sarebbero andati a LA assieme. non l'avrei notato se fossi stata in metro, mi figuro come avrei potuto rispondergli se mi avesse rivolto la parola senza che lei ci presentasse. totale disinteresse. sono prevenuta e non lascio le persone esprimersi. non smetto di studiarle. le svuoto della poesia che hanno se decido che non mi stanno comunicando niente. in genere non lascio loro troppo tempo per farlo. le boicotto perdendoci
d. è ad un corso con me non so quasi niente di lui. se non che è tornato all'università perchè i lavori di merda che faceva lo stavano svuotando. è tornato qui dalla west coast e si è rimesso a insegnare a studiare e a scrivere. poi per fortuna è iniziata l'occupazione di wall street e si è fatto fagocitare dagli eventi, pisciando l'università nei limiti del possibile. è intimidito da me e io sono intimidita da lui perchè può esserci troppa somiglianza tra noi e siamo due bestie con delle ferite da curare. non ci possiamo fidare troppo di noi stessi ma possiamo fidarci abbastanza da passare un'ora ad un incrocio a parlare della società per implicare che non stiamo bene ma non possiamo dircelo in faccia. non so niente di lui. mi piacciono le ossa che gli sporgono sotto il collo spingendo la pelle scura lucida e mi piace il suo viso, mi toglie il fiato. le sue labbra mi tolgono il fiato, e le sue espressioni anche. non assomiglia a nulla che abbia mai visto prima. ho aspettato una settimana per vederlo, e non c'era a lezione. l'ho incrociato oggi e non mi sono fermata a parlarci. mi boicotto perdendoci. un giorno saprà leggere l'italiano abbastanza bene per capire cosa ho scritto qui e potrà ridere della mia narrativa su di lui.
g. viene da haiti e mi ha fatto passare la serata migliore da quando sono qui. l'ho conosciuto un paio di sere fa in un minuscolo cinema dove vado ad informarmi su un mondo che funziona male e che non so come affrontare. il suo buon umore è esaltante funziona come una specie di sbadiglio che provoca uno sbadiglio in chi lo guarda, però lui non sbadiglia ma ride. scoppia in delle risate incredibili mentre parla di cose che richiedono molta precisione nel linguaggio, ride quando si rende conto di alcune contraddizioni nella logica della logica, e così l'interlocutore non può che imboressarsi di conseguenza. è rastafariano per due motivi. primo, perchè così non deve farsi la barba e può tenersi i lock. secondo, perchè così può essere sè stesso. terzo, perchè così naviga nelle passioni del mondo più da essere spirituale che da filosofo accademico, quale per ora è. abbiamo iniziato a parlare perchè mi ha fatto la solita imitazione dell'italiano che fanno tutti gli stranieri, enfatizzando la vocale della penultima sillaba. dopo di chè mi ha detto che aveva sentito parlare della lega a lezione, perchè il suo professore aveva osservato come i leghisti attacchino i suditaliani su una premessa sbagliata, ossia una concezione diversa del tempo (ore minuti secondi) tra nord e sud. dopo di chè siamo stati a parlare fitto per cinque ore bevendo.
c. è israeliana. (non) è pazza. è istericamente sè stessa. è orfana di madre e l'ho scoperto ieri per caso. mi ha fatta andare ad un karaoke texano dove era con i suoi amici a cantare canzoni rock. i suoi amici erano un gruppo di 40 enni ubriache e disinibite, non ne ho conosciuta nessuna perchè ero troppo occupata a sentirmi dentro un film e guardare cosa succedeva. ero circondata da odore di carne grassa e dalla musica della band marchettara che suonava le basi a romantici nostalgici rocchettari, cantanti improvvisati, stonati ed applauditi. c. mi diceva che era stata ubriaca fino a poche ore prima, dal giorno precedente in cui era andata a brooklyn con il suo tipo irlandese. dice che ha un aspetto androgino ed ha 32 anni. c. è ossessionata dai bed bugs, le bestie che si annidano nei materassi e nelle lenzuola e nei vestiti di ny, è ossessionata dallo sporco, e non mangia da giorni perchè i suoi coinquilini cinesi tengono la cucina come una cloaca, e ci sono pure dei topi che girano. non mi sta a sentire se le dico che sono nella stessa situazione ma io mangio, e sono ancora viva. ieri si è messa sulle mani un olio per respingere gli insetti, ma poi si è toccata i pantaloni di pelle nera ed è schizzata per via dell'alone che ci ha stampato sopra. è la mia bambina, ed è una fonte di purezza. è geniale è anarchica ed è una punk schizzinosa per via delle infezioni. è ingenua. ieri ha appeso in metro un sacchetto con dei vestiti usati che aveva comprato, l'ha appeso per non averlo tra le mani mentre facevamo il tragitto. qualcuno se l'è rubato e lei voleva riportare il furto alla polizia. siccome sedevo vicino ad una cubana che stava facendo a memoria un ritratto di un venditore cubano visto un mese fa in isola (da cui era rimasta molto colpita, e penso le sarebbe piaciuto farci l'amore), e questa cubana mi stava parlando, c. le ha chiesto se poteva fare uno schizzo del ladro. la cubana mi ha continuato tranquillamente a parlare dicendomi che credeva io avessi 17 anni. c. se l'è messa via e si è consolata con un dolcetto cinese gommoso, l'ha mangiato tenendolo con la stagnola che avvolgeva la scatola. io l'ho rincuorata dicendole che anche lei avrebbe preso su una busta abbandonata con dei vestiti dentro, e che la colpa era sua se aveva vaneggiato. mi ha detto che gli occhi sono la prima cosa che la attrae in una persona, non è contenta dei suoi occhi scuri e invidia i miei che sono chiari. ha dei begli occhi nocciola con un contorno più scuro, gliel'ho detto e mi è sembrata contenta ma ha voluto assicurarsene facendomi qualche altra domanda sul perchè a me piacessero anche gli occhi scuri, e sul perchè io non attribuisca tutta l'importanza che da lei agli occhi, quando mi devo innamorare di qualcuno. ha vissuto per anni ad athen, georgia. odia la gente della nostra età perchè dice che sono tutti degli hipsters, credo voglia intendere falsi alternativi. ci siamo conosciute alla prima assemblea per portare occupy wall street ad harlem, ma poi non è più venuta perchè è troppo persa nel suo mondo per stare dietro al resto. fa dei brutti sogni spesso, non mi da una chiara panoramica di lei. a volte mi esaurisce. ma rispetta i miei spazi e sa di vita, è spontanea.
ho voglia di tornare ai tempi in cui le persone erano come lei e mi lasciavano essere me stessa. ny mi prova perchè mi mostra una direzione e mi incita a prenderla. voglio vivere a caso senza che la mia logica svuoti tutto di bellezza ma voglio che la mia logica rimanga con me in caso di emergenza. non so se richiedere il dottorato. non mi interessa se non per i soldi.
mi piace la rivoluzione perchè sta riportando la gente per strada e la sta facendo incontrare. ows è uno spazio di negoziazione tra ingenuità ed organizzazione. anche scrivere e un modo per essere ingenui. la critica ammazza l'ingenuità della scrittura svelando le intenzioni e le colpe degli scrittori. è utile farlo se si sa dove farlo ma è difficile capire come usare la critica e sopravviverle.
ci sono due ragazzi e due ragazze che hanno conquistato la mia fiducia saltuaria. a. è una californiana, se n'è tornata a denver da un po'. l'ho conosciuta mentre vendeva i suoi disegni a union square, e per qualche giorno ci siamo fumate un po'di canne assieme parlando di cose e guardando i nostri disegni e video su youtube. ha ventinove anni e vive vendendo quello che fa. a volte risponde a degli annunci su craigslist e fa credere a qualche sadico che lo ritrarrà dopo averlo frustato sul suo letto, e così riesce ad arrotondare meglio scroccandogli soldi "per la sola fatica di risponderti alla mail e pensare se ho del tempo libero per il tuo sporco disegno." cuce vestiti e ha ogni giorno un'uscita diversa con qualche ragazzetto o con qualche studente annoiato o con qualche guerriero urbano. accetta i complimenti e le avances con un'ingenuità e una pazienza che le invidio infinitamente, ogni volta che me ne parla le si illuminano gli occhi. mi è capitato di conoscere un piccolo tedesco che l'ha conquistata dicendole che sarebbero andati a LA assieme. non l'avrei notato se fossi stata in metro, mi figuro come avrei potuto rispondergli se mi avesse rivolto la parola senza che lei ci presentasse. totale disinteresse. sono prevenuta e non lascio le persone esprimersi. non smetto di studiarle. le svuoto della poesia che hanno se decido che non mi stanno comunicando niente. in genere non lascio loro troppo tempo per farlo. le boicotto perdendoci
d. è ad un corso con me non so quasi niente di lui. se non che è tornato all'università perchè i lavori di merda che faceva lo stavano svuotando. è tornato qui dalla west coast e si è rimesso a insegnare a studiare e a scrivere. poi per fortuna è iniziata l'occupazione di wall street e si è fatto fagocitare dagli eventi, pisciando l'università nei limiti del possibile. è intimidito da me e io sono intimidita da lui perchè può esserci troppa somiglianza tra noi e siamo due bestie con delle ferite da curare. non ci possiamo fidare troppo di noi stessi ma possiamo fidarci abbastanza da passare un'ora ad un incrocio a parlare della società per implicare che non stiamo bene ma non possiamo dircelo in faccia. non so niente di lui. mi piacciono le ossa che gli sporgono sotto il collo spingendo la pelle scura lucida e mi piace il suo viso, mi toglie il fiato. le sue labbra mi tolgono il fiato, e le sue espressioni anche. non assomiglia a nulla che abbia mai visto prima. ho aspettato una settimana per vederlo, e non c'era a lezione. l'ho incrociato oggi e non mi sono fermata a parlarci. mi boicotto perdendoci. un giorno saprà leggere l'italiano abbastanza bene per capire cosa ho scritto qui e potrà ridere della mia narrativa su di lui.
g. viene da haiti e mi ha fatto passare la serata migliore da quando sono qui. l'ho conosciuto un paio di sere fa in un minuscolo cinema dove vado ad informarmi su un mondo che funziona male e che non so come affrontare. il suo buon umore è esaltante funziona come una specie di sbadiglio che provoca uno sbadiglio in chi lo guarda, però lui non sbadiglia ma ride. scoppia in delle risate incredibili mentre parla di cose che richiedono molta precisione nel linguaggio, ride quando si rende conto di alcune contraddizioni nella logica della logica, e così l'interlocutore non può che imboressarsi di conseguenza. è rastafariano per due motivi. primo, perchè così non deve farsi la barba e può tenersi i lock. secondo, perchè così può essere sè stesso. terzo, perchè così naviga nelle passioni del mondo più da essere spirituale che da filosofo accademico, quale per ora è. abbiamo iniziato a parlare perchè mi ha fatto la solita imitazione dell'italiano che fanno tutti gli stranieri, enfatizzando la vocale della penultima sillaba. dopo di chè mi ha detto che aveva sentito parlare della lega a lezione, perchè il suo professore aveva osservato come i leghisti attacchino i suditaliani su una premessa sbagliata, ossia una concezione diversa del tempo (ore minuti secondi) tra nord e sud. dopo di chè siamo stati a parlare fitto per cinque ore bevendo.
c. è israeliana. (non) è pazza. è istericamente sè stessa. è orfana di madre e l'ho scoperto ieri per caso. mi ha fatta andare ad un karaoke texano dove era con i suoi amici a cantare canzoni rock. i suoi amici erano un gruppo di 40 enni ubriache e disinibite, non ne ho conosciuta nessuna perchè ero troppo occupata a sentirmi dentro un film e guardare cosa succedeva. ero circondata da odore di carne grassa e dalla musica della band marchettara che suonava le basi a romantici nostalgici rocchettari, cantanti improvvisati, stonati ed applauditi. c. mi diceva che era stata ubriaca fino a poche ore prima, dal giorno precedente in cui era andata a brooklyn con il suo tipo irlandese. dice che ha un aspetto androgino ed ha 32 anni. c. è ossessionata dai bed bugs, le bestie che si annidano nei materassi e nelle lenzuola e nei vestiti di ny, è ossessionata dallo sporco, e non mangia da giorni perchè i suoi coinquilini cinesi tengono la cucina come una cloaca, e ci sono pure dei topi che girano. non mi sta a sentire se le dico che sono nella stessa situazione ma io mangio, e sono ancora viva. ieri si è messa sulle mani un olio per respingere gli insetti, ma poi si è toccata i pantaloni di pelle nera ed è schizzata per via dell'alone che ci ha stampato sopra. è la mia bambina, ed è una fonte di purezza. è geniale è anarchica ed è una punk schizzinosa per via delle infezioni. è ingenua. ieri ha appeso in metro un sacchetto con dei vestiti usati che aveva comprato, l'ha appeso per non averlo tra le mani mentre facevamo il tragitto. qualcuno se l'è rubato e lei voleva riportare il furto alla polizia. siccome sedevo vicino ad una cubana che stava facendo a memoria un ritratto di un venditore cubano visto un mese fa in isola (da cui era rimasta molto colpita, e penso le sarebbe piaciuto farci l'amore), e questa cubana mi stava parlando, c. le ha chiesto se poteva fare uno schizzo del ladro. la cubana mi ha continuato tranquillamente a parlare dicendomi che credeva io avessi 17 anni. c. se l'è messa via e si è consolata con un dolcetto cinese gommoso, l'ha mangiato tenendolo con la stagnola che avvolgeva la scatola. io l'ho rincuorata dicendole che anche lei avrebbe preso su una busta abbandonata con dei vestiti dentro, e che la colpa era sua se aveva vaneggiato. mi ha detto che gli occhi sono la prima cosa che la attrae in una persona, non è contenta dei suoi occhi scuri e invidia i miei che sono chiari. ha dei begli occhi nocciola con un contorno più scuro, gliel'ho detto e mi è sembrata contenta ma ha voluto assicurarsene facendomi qualche altra domanda sul perchè a me piacessero anche gli occhi scuri, e sul perchè io non attribuisca tutta l'importanza che da lei agli occhi, quando mi devo innamorare di qualcuno. ha vissuto per anni ad athen, georgia. odia la gente della nostra età perchè dice che sono tutti degli hipsters, credo voglia intendere falsi alternativi. ci siamo conosciute alla prima assemblea per portare occupy wall street ad harlem, ma poi non è più venuta perchè è troppo persa nel suo mondo per stare dietro al resto. fa dei brutti sogni spesso, non mi da una chiara panoramica di lei. a volte mi esaurisce. ma rispetta i miei spazi e sa di vita, è spontanea.
ho voglia di tornare ai tempi in cui le persone erano come lei e mi lasciavano essere me stessa. ny mi prova perchè mi mostra una direzione e mi incita a prenderla. voglio vivere a caso senza che la mia logica svuoti tutto di bellezza ma voglio che la mia logica rimanga con me in caso di emergenza. non so se richiedere il dottorato. non mi interessa se non per i soldi.
mi piace la rivoluzione perchè sta riportando la gente per strada e la sta facendo incontrare. ows è uno spazio di negoziazione tra ingenuità ed organizzazione. anche scrivere e un modo per essere ingenui. la critica ammazza l'ingenuità della scrittura svelando le intenzioni e le colpe degli scrittori. è utile farlo se si sa dove farlo ma è difficile capire come usare la critica e sopravviverle.
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