Signora illusione.
Buondì. Sono signora illusione. Sono il tuo giocattolo preferito. Ti faccio dilazionare le scelte che non ti piacciono. Ti stimolo pensieri creativi ma ti permetto di non realizzare i progetti che ti si formano in testa. Sono solo delle illusioni e tanto ti basta sapere, per limitarti ad ammirarli, poi metterli da parte, e ricominciare a guardarli quando non hai voglia di pensare che quello che stai facendo non ti piace.
Signor vittimismo.
Buon pomeriggio. Sono signor vittimismo. Sono un buon compagno di strada. Ti ispiro pensieri di giustificazione e ti cullo nella certezza che il mondo ti è ostile. Ti appoggio quando sostieni che la realtà non ti lascia scelta e ti conforto spiegandoti che tutto quello che vivi, ti è stato imposto dall’esterno. L’esterno è una matassa di fatti che sono tenuti fuori dalla tua portata, ti spalleggio se vuoi gettare la spugna e adattarti ai piccoli angoli liberi che restano attorno alla tua ombra.
Signor rifiuto.
Buona sera. Sono signor rifiuto. Sono il saggio che ascolti talvolta e spesso fraintendi. Ti suggerisco di assaltare le ore sul fianco che hanno più scoperto e ti provo a convincere che la tua vista è abbastanza buona per trovare l’incrinatura che può farti avanzare verso dove senti di dover andare. Ti provoco ad essere provocatore e ti incito a disprezzare quello che ti fa star male ma poi succede che tu colga in questo una spinta verso il bene a tutti i costi e così ti ritrovi a piangere per scelte che credevi indovinate.
Signora speranza.
Buona notte. Sono signora speranza. Sono quella con cui vai sempre a dormire, alleggerendoti il cuore. Ti faccio sperare che domani saprai trovare il tuo equilibrio, più di quanto tu non sia riuscit@ a fare oggi. Ti gratto il cervello a ogni calare del sole, sperando di toglierci un po’di vittimismo, fare spazio a un po’ rifiuto, farti pacificare con le tue illusioni che almeno nel sonno diventano più vere. Ti sostengo se credi che domani saprai farne uscire qualcosa di grande.
Così recitavano a ripetizione i quattro anziani dell'ospizio di fronte alla nostra scuola, disposti in riga sull'erba marcia. Poi arrivava sempre l'infermiere Cristiano a portarli dentro, perchè era l'ora dei tranquillanti.
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